RISK PER TRADE E RAPPORTO RENDIMENTO/RISCHIO
Molto spesso mi sento rivolgere domande come: “Quanto guadagni al mese“? “Quanto rischi?” “Che leva finanziaria usi?”
Queste domande sono del tutto legittime da parte di neofiti del trading e persone poco immerse nell’argomento. Ma non per chi fa del trading una professione seria e redditizia.
Il trader professionale non è quello capace di realizzare grandi guadagni, ma quello che sa gestire il proprio capitale, sia finanziario che psicologico. Il trader vincente è il trader che dura, quello che resta a galla nel lungo periodo. Non mi interessa nulla quanto guadagno nelle giornate e nelle settimane più performanti: è di primaria importanza invece se e come riesco a contenere e gestire le perdite quando esse si verificano.
Nel trading le perdite e gli stop loss sono parte integrante del lavoro, del metodo, della nostra professione. Sono un costo necessario, il costo della nostra attività, come le bollette da pagare o l’affitto del locale per un’impresa. E come tali, gli stop vanno accettati, con tranquillità e serenità, quando si è certi di aver seguito il proprio metodo che nel medio-lungo termine ha dimostrato di essere soddisfacente e profittevole.
Questa premessa giustifica l’importanza dei concetti che seguono.
Innanzitutto, il concetto di leva finanziaria ha per me un’utilità pratica ed operativa pressochè nulla. Non mi chiedo mai che leva finanziaria stia utilizzando. L’unico vero elemento ed indicatore del rischio è per me il Risk per Trade.
Su ogni operazione a mercato rischio generalmente l’1%. Non importa quale sia la leva finanziaria che utilizzo, nè la distanza dello stop loss: rischio sempre l’1% del mio capitale. Una percentuale di rischio che consiglio, in quanto mi permette di fare trading sentendomi a mio agio, e di contenere le fasi di drawdown naturali.
Inoltre, anche quando sono a mercato con più operazioni, la percentuale complessiva di rischio sul mio conto non deve mai superare il 2% del capitale. Esso è infatti un limite per me invalicabile.
Inoltre, mettiamo che a seguito dell’individuazione di un setup di entrata (e cioè l’insieme delle regole e conferme che compongono le mie metodologie di trading) io decida di comprare Euro contro Dollari. Individuato il setup (una falsa rottura di un livello statico con pattern candlestick e divergenza, tanto per fare un esempio), inserisco lo stop loss (livello oltre il quale la mia idea di trading è negata dal mercato) ed il target, così come il punto di entrata. Il lavoro però non è affatto finito.
Dopo aver deciso di seguire un’idea di trading ed aver valutato l’area di operatività ed i parametri del trade, mi chiedo: “Questa operazione è un investimento finanziario razionale e conveniente“?
Rischiereste mai 10 per avere 5? La risposta è abbastanza scontata: no. E lo stesso vale nel trading.
Essendo gli stop loss parte integrante del lavoro di un trader, l’adeguata considerazione del rapporto rendimento/rischio ha valenza fondamentale. Quando il mercato avalla la mia idea di trading, devo essere in grado di mettere abbastanza “fieno in cascina” per le volte precedenti e/o successive in cui non mi darà ragione. Per questo motivo, un trader che voglia definirsi tale deve operare con un rapporto Rischio/Rendimento sempre pari o superiore a 1.
Personalmente, se opero all’interno di un mercato laterale o controtrend, considero solo operazioni che mi permettano di realizzare un rapporto Rischio/Rendimento minimo di 1.5 o 2, magari ottimizzando il timing e il punto di entrata. Nelle operazioni in trend invece, generalmente cerco di perseguire un rapporto pari a 3.
Esempio di operazione con Risk/Reward inferiore a 1:
Esempio di operazione con Risk/Reward pari a 2:
Nel prossimo articolo pubblicherò un’operazione finanziaria, peraltro ancora in corso, dove illustrerò e dimostrerò praticamente anche la concreta importanza di questi concetti. Per ora mi limito a ribadire l’importanza del Risk per Trade e del rapporto Rischio/Rendimento come elementi essenziali per un trading di successo nel lungo periodo. Money management e gestione del rischio, nonchè del capitale psicologico, sono aspetti mai troppo considerati ed enfatizzati. Non c’è quindi da stupirsi se le statistiche rivelano il 90/95% dei trader come perdenti.

